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Biodiversità delle montagne a rischio: il caso delle Alpi |
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La biodiversità delle aree montuose del pianeta è sempre più minacciata. Modificazioni nell’uso del suolo, urbanizzazione, turismo non sostenibile, introduzione di specie aliene, cambiamenti climatici sono i principali fattori che stanno determinano una generale diminuzione della biodiversità negli ambienti montani. In tutto il mondo i botanici segnalano l’invasione di centinaia di specie vegetali aliene negli habitat d’alta quota. Queste “migrazioni” stanno avvenendo in tutti i continenti: dalle Montagne Rocciose alle Ande, dalle Montagne Australiane alle Hawaii, dal Caucaso alle Alpi.La flora alpina conta 4.491 specie vegetali, di cui circa 500 endemiche. Le Alpi sono quindi la regione più ricca di flora dell’Europa centrale, ma anche quella più colpita dai cambiamenti climatici, in quanto qui il riscaldamento risulta leggermente superiore alla media globale e i suoi effetti più gravi. Se le attuali aree protette non saranno ampliate e messe in rete in un prossimo futuro e non si provvederà a proteggere la biodiversità fuori da queste zone, molte specie scompariranno dalle Alpi. Secondo Wolfgang Pfefferkorn del CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) il 45% delle specie vegetali delle Alpi è a rischio di estinzione entro il 2100. Sono già a rischio di estinzione le specie nivali, che vivono ad altitudini più elevate, come il ranuncolo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis) o l’androsace alpina (Androsace alpina). La conservazione della biodiversità dipenderà soprattutto dalle scelte politiche che condizionano fortemente la gestione del territorio. Oggi, la biodiversità rappresenta un valore irrinunciabile: ad essa sono direttamente riconducibili l’equilibrio idrogeologico, l’assetto paesaggistico e la disponibilità di risorse di un territorio: in pratica da essa dipende la qualità della vita di tutti gli organismi viventi, uomo compreso. |
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